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Quel matrimonio il 4 giugno

Il 4 giugno 1994 è un giorno che non dimenticherò mai più. Avevo 13 anni (e mezzo) ed ero ad un matrimonio di famiglia, però il destino aveva deciso che quel giorno doveva diventare indimenticabile anche, purtroppo, per un altro motivo. Perché il 4 giugno del ’94 ci lasciava Massimo Troisi. Io lo ricordo perfettamente quel giorno, così come ricordo il momento esatto in cui ascoltai la notizia, quasi per caso. Eravamo nel giardino del ristorante quando da alcune casse che mandavano una radio in diffusione, con un volume di sottofondo, riuscii a sentire la voce dello speaker che diceva “è un giorno triste perché Massimo non c’è più”.
Massimo Troisi è stato, anzi è, per me un filosofo più che un attore, un fine pensatore più che un comico. Del suo pensiero mi sono innamorato fin da adolescente, così come mi sono innamorato del suo modo di raccontare la nostra città, del suo modo di essere napoletano fuori da ogni luogo comune. Figlio di una generazione che ci ha regalato un altro grande narratore come lui, quel Pino Daniele che non a caso sarebbe poi diventato il suo più grande amico. Mi manca Massimo, ma non lo sento lontano. Ha fatto in tempo a lasciarmi tanto e se oggi anche nelle mie fotografie amo cercare quello che gli altri non vedono subito, il merito è anche suo. Perché mi ha insegnato che si può esaltare la bellezza di una terra senza rinchiuderla in uno schema predefinito, che si può raccontare una storia d’amore senza per forza scadere nel romanticismo da “Bacio Perugina”. Come del resto ha fatto lui in “Pensavo fosse amore invece era un calesse”, un film sull’amore, e non un film d’amore, come amava precisare. E pazienza se proprio nel finale di quel film, reso ancora più eterno dalla colonna sonora di Pino, il suo Tommaso dice: “io non è che so’ contrario al matrimonio, che non so venuto…solo non lo so…io credo in particolare proprio un uomo e una donna siano le persone meno adatte a sposarsi tra di loro…troppo diverse”, gliel’ho perdonato, lui non lo poteva sapere che avrei fatto il fotografo matrimonialista.


In foto Massimo e Francesca Neri sul set durante le riprese di “Pensavo fosse amore invece era un calesse”.
(La foto che accompagna queste parole è stata pubblicata in un articolo della versione online de “Il Messaggero” il 4 giugno 2019; nell’articolo purtroppo non è indicato l’autore dello scatto. Tutti i diritti sono dell’autore o di chi ne detiene la proprietà, verso il quale resto disponibile per qualsiasi tipo di richiesta all’indirizzo angelo.orefice@me.com)

angeloorefice
angeloorefice
Sociologo, fotografo, amante della musica e chitarrista occasionale. Napoletano “nato in casa”, contagiato da quella bellezza tutta partenopea, contraddittoria e spontanea, che si è trasformata nel tempo in incessante ricerca visiva. Sono fotografo NPS Nikon Professional Service, socio dell’International Society of Professional Wedding Photographers, dell’Associazione Nazionale Fotografi Professionisti e Associazione Nazionale Fotografi Matrimonialisti Inoltre collaboro al fianco dei professionisti della comunicazione del laboratorio creativo BlendLab.

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